sabato 22 giugno 2024
Come è difficile capirsi nel Parlamento Europeo. Il ruolo della linguistica
di Elisabetta Montanari
Il racconto di una tirocinante del Parlamento Europeo. Il ruolo cruciale della terminologia nel supportare i traduttori e l'impatto delle nuove tecnologie nell'ambito linguistico.
29 maggio 2024

Ogni anno sono molti i ragazzi che, dopo essersi laureati, aspirano a svolgere un tirocinio in una delle sedi del Parlamento europeo. Questa per molti è una grande occasione per capire cosa fare del proprio futuro lavorativo. 

Quando si parla di istituzioni europee si pensa spesso all'ambito politico, ma di fondamentale importanza è anche l'ambito linguistico. Ogni anno vengono tradotte circa due milioni di pagine di testi, in tutte e 24 le lingue ufficiali dell'Unione europea, grazie al lavoro di traduttori, linguisti e terminologi.

Per scoprire un po' di più l’ambito linguistico all'interno del parlamento europeo, ho intervistato Eleonora Montanari, tirocinante nell'unità di terminologia al Parlamento europeo, nella sede di Lussemburgo.

 

Qual è il contributo che fornisce l’unità di terminologia al Parlamento Europeo?

«L'unità di terminologia supporta il lavoro dei traduttori all'interno del Parlamento europeo. Si occupa principalmente di creare dei materiali preparatori che possano essere utili durante la traduzione. Vengono creati dei database terminologici, chiamati termbase: delle tabelle, nelle quali sono inseriti determinati termini estratti da testi legislativi, tradotti in tutte e 24 le lingue ufficiali dell'Unione europea. In questo modo i traduttori non ricevono solo un determinato testo da tradurre, ma anche i database contenenti le traduzioni esatte delle varie parole dei testi legislativi. Questo lavoro fa in modo che si evitino di utilizzare sinonimi o termini non corretti in traduzione. Infatti è molto importante, soprattutto per quanto riguarda i testi legislativi, utilizzare sempre gli stessi termini per indicare un determinato concetto. Questa unità, inoltre, promuove progetti per coinvolgere stakeholder esterni, come per esempio università. Tra le varie mansioni principali si occupa anche di arricchire il glossario online dell'Unione Europea, lo IATE, Interactive Terminology for Europe, inserendo termini e dando una definizione a quelli nuovi presenti in nuove leggi o proposte di legge dell'Unione europea».  

Come le nuove tecnologie e l'intelligenza artificiale hanno influenzato il lavoro in ambito linguistico all'interno del parlamento?

«Sicuramente le nuove tecnologie hanno modificato il modo di lavorare, in particolar modo in ambito linguistico. Tramite questi nuovi strumenti c'è la possibilità di tradurre un numero maggiore di testi. Il Parlamento e i traduttori ricevono quotidianamente una mole elevata di testi di qualsiasi genere e le traduzioni automatiche aiutano a velocizzare il processo stesso di traduzione. Però l'utilizzo che ne viene fatto in Parlamento è solo di supporto alla traduzione, perché le tradizioni automatiche non riescono a sostituire quelle precise dei madrelingua. Quindi è necessaria l'esperienza e la competenza di un traduttore umano. Questi nuovi strumenti, come anche l'intelligenza artificiale, vengono utilizzati all'interno del Parlamento seguendo quello che è l'Artificial Intelligence Act, una prima proposta di regolamento a livello mondiale per quanto riguarda l'intelligenza artificiale».

 

In che modo è stata coinvolta la tua unità in prospettiva delle imminenti elezioni europee?

«Nel periodo pre elezioni è cambiato il lavoro principale di cui si occupava l'unità, in quanto si è data priorità alla necessità di definire alcuni termini presenti nel regolamento del Parlamento europeo, in modo tale da averli pronti per la nuova legislatura. All'interno di questi regolamenti sono presenti delle parole specifiche delle istituzioni europee, in particolar modo del Parlamento europeo. Queste però non sono intuitive e perciò il nostro ruolo è di doverle definire in termini chiari». 

Cosa ti ha lasciato quest'esperienza?

«A livello professionale sono riuscita ad approfondire un ambito che avevo solamente studiato come teoria all'università e, sono riuscita a metterlo in pratica in un contesto stimolante come quello del Parlamento. A livello personale, quest'esperienza mi ha dato l'opportunità di entrare in contatto con persone provenienti dai vari Paesi dell'Unione Europea e anche da tutto il mondo. Questo mi ha permesso di conoscere culture, che prima non conoscevo, e di creare legami che vanno oltre il limite culturale e linguistico».

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