mercoledì 17 aprile 2024
"Comunicare l'immigrazione": pochi alibi, meglio si può!
di Vittorio Sammarco
E' stato presentato a Roma un manuale per giornalisti. Utile per evitare che la "prigrizia mentale" di chi si occupa d'immigrazione, sia la premessa per far passare stereotipi e pregiudizi
24 febbraio 2012
“Avremmo voluto farla noi questa guida”, ha detto il professor Mario Morcellini preside della Facoltà di scienza della Comunicazione della Sapienza, in occasione della presentazione del volume “Comunicare l’immigrazione. Guida pratica per gli operatori dell’informazione”, realizzata dalla società cooperativa Lai-momo (www.laimomo.it) e dal Centro Studi e Ricerche Idos (www.dossierimmigrazione.it) nell’ambito del progetto Co.In (Comunicare l’integrazione), promosso dal ministero del lavoro e delle Politiche sociali. Per la freschezza e per il taglio del manuale, che non dà alibi alla pigrizia giornalistica, “ e Dio sa se c’è pigrizia in questo mondo”, ha aggiunto l’esperto di comunicazione sociale.

E in effetti queste 160 pagine indirizzate ai giornalisti sono utili, aggiornate, facili da consultare e, il che non guasta, anche molto belle da sfogliare. Il tutto per provare a combattere stereotipi, pregiudizi, luoghi comuni, tutta quella paccottiglia di pensiero che, diffondendosi in gran quantità nelle pagine dei giornali, nei servizi radiotelevisivi e per ultimo anche nei siti web, alimenta quelle convinzioni che fanno degli “stranieri”, specie se di razza e pelle diversa, una presunta minaccia per la sicurezza e per l’identità degli italiani.
 
“Il nostro colore è il nero, e allora? Perché usare espressioni un po’ ipocrite come “persona di colore” o simili. Io sono fiera della mia identità” ha detto durante la presentazione Ribka Sibhatu, eritrea, ricercatrice in Antropologia culturale e autrice del libro “Il cittadino che non c’è. L’immigrazione nei media italiani”. Il problema è più complesso, sottolinea. Secondo la ricercatrice il razzismo in questi ultima anni è aumentato, oggi l'immagine dell'immigrato è peggiorata. Eppure – usa una provocazione la Sibhatu -“rispetto a quello che passa sui media il popolo italiano è un santo, dovrebbero passare al linciaggio… Nell'immaginario collettivo ci sono più cose negative che positive.”

Le ha fatto eco Stephen Ogongo giornalista di Africa news (che si è presentato con una battuta: “per essere politically correct potrei dire di essere diversamente colorato...”). Per lui questo manuale è un buonissimo punto di partenza per chi si occupa di comunicazione. "Comunicare l'immigrazione è un servizio alla società e richiede preparazione e responsabilità. Quando uno non capisce di cosa sta parlando e poi comunica emergono gli stereotipi, nascono le cose negative. Quante volte siamo più confusi di prima dopo avere sentito una notizia sull'immigrazione? E’ per la mancanza di preparazione di chi fa il servizio. Ecco perché e importante avere in mano un manuale come questo.”

Manuale di 6 capitoli più una sitografia ragionata per avere a subito, a portata di mano, indirizzi e materiali utili. E poi: lo scenario migratorio in Italia; il quadro legislativo; i migranti in Europa; i media italiani e l’immigrazione; le storie positive di immigrazione e il glossario finale.
Bisogna imparare a comunicare, ha premesso Franco Pittau, e spesso anche le nostre organizzazioni, armate di buona volontà, non sanno farlo. E’ importante, anche perché, come ha precisato Franco Siddi, segretario della Fnsi, “nella stampa c'è la rappresentazione della società e tutto ciò incide nella scelta delle notizie e nella rappresentazione”. Ma ci sono anche alcuni segnali positivi. Ad esempio quello evidenziato da Morcellini, sulla formazione delle giovani generazioni: “L'arrivo della formazione nel mondo del giornalismo e la qualità della formazione dei giovani che svolgeranno la professione è sicuramente un segno della modernizzazione. Il problema è raggiungere quelli in servizio. Noi vogliamo un giornalismo che sappia fare i conti con gli altri”. E poi una maggior consapevolezza delle istituzioni. La sottosegretaria al Welfare, Maria Cecilia Guerra, ha descritto il progetto che consiste in tre tappe: la prima, la realizzazione del Manuale; la seconda, sei seminari di aggiornamento sparsi sul territorio sul problema dell'immigrazione con l'Ordine dei giornalisti e le testate regionali; la terza, una vera e propria scuola di giornalismo estiva, rivolta ai giovani.


Di seguito il pdf del testo
Handbook cap. 1-3
Handbook  cap. 4-5
Handbook cap. 6
24 febbraio 2012
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