lunedì 25 ottobre 2021
Immigrazione. Da Roma un anelito di civiltà
di Gabriele Beltrami
Uno dei municipi della capitale avvia un'iniziativa nella linea del riconoscimento della cittadinanza ai giovani nati in Italia, da genitori non italiani. Una tessera che garantirà i diritti civili fino all’ottenimento del fatidico documento.
4 marzo 2012
«Un anticipato segno di riconoscimento, accoglienza e appartenenza ufficiale ad una comunità cittadina e municipale» così si potrebbe definire l'iniziativa della Giunta del X municipio della Capitale. Si tratta di una card nominativa che sarà rilasciata ai cittadini nati in Italia da genitori stranieri al fine di certificare un diritto da molte parti e da tempo invocato, ossia la cittadinanza, con un passo previo, una pre-cittadinanza appunto.

Si chiama Civil Card, ed è stata approvata con delibera di Giunta dal X Municipio lo scorso 6 marzo 2012. Gli organi competenti per rilasciare la tessera sono gli uffici anagrafici del piccolo Campidoglio di Cinecittà, ed intende ricordare, nonché esplicitare, il diritto di riconoscimento delle cittadinanza italiana a tutti quei neo-diciottenni nati in Italia da genitori stranieri e residenti in modo continuativo e permanente.

«La decisione del X Municipio - spiega una nota diffusa dalla stessa Giunta del X Municipio – s’inserisce in un’estesa campagna per estendere i diritti di cittadinanza anche ai figli degli immigrati, come peraltro già avviene negli altri paesi europei, una battaglia che vede in prima fila lo stesso presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, oltre allo stesso ministro Riccardi e a moltissime personalità politiche e religiose, a intellettuali, esponenti dell'associazionismo cattolico e laico, dei partiti, dei sindacati».

Al diciottesimo anno di età il giovane, nato in Italia da genitori stranieri e che sia ingrado di  dimostrare la residenza continuata e permanente, potrà chiedere di ottenere la cittadinanza: certo il processo non è automatico e richiede comunque un tempo in cui i diritti delle persone coinvolte sono purtroppo come “sospesi”. Colpa dell'attuale ordinamento giuridico italiano che, a livello costituzionale, non norma i principi relativi alle modalità di acquisizione della cittadinanza, ma si limita a richiamare il principio generale nello “ius sanguinis” (legge n.91 del 1992 ), cioè la trasmissione della cittadinanza per discendenza. Il diritto all’ottenimento della cittadinanza connesso alla nascita nello Stato Italiano (“iure soli”) non è invece presente nel nostro quadro normativo, se non nelle fattispecie indicate dalla legge citata. Un diritto, però, che è comunque tutelato dalla Convenzione europea sulla Nazionalità.

Alla base del provvedimento, si legge nella ratio della delibera, e in ragione del fenomeno socio-demografico rappresentato dalla mobilità umana in sé, la consapevolezza che «è ormai in atto da tempo nel nostro paese un dibattito politico culturale e poltico in ordine all’opportunità di concedere la cittadinanza italiana ai figli, nati in Italia, di cittadini immigrati, in quanto spesso questi stessi bambini, ragazzi e ragazze sono perfettamente integrati sotto il profilo socio-culturale con la comunità italiana in cui stabilmente risiedono e di cui fanno integralmente parte, recependone la lingua, gli usi e i costumi». Un riferimento, tra le riche di qeusta motivazione, anche a campagne come "L'Italia sono anch'io" appare quasi esplicito.  

«Un provvedimento – ha dichiarato il gruppo consiliare del partito Democratico del X Municipio – che guarda al futuro e lascia in eredità una sfida che è una sfida di civiltà e di integrazione. Dopo il testamento biologico e il registro delle unioni di fatto, il Municipio aggiunge un altro pezzo al mosaico costruito in questi anni per il riconoscimento dei diritti civili delle persone». «Un gesto di civiltà – ha dichiarato l’assessore al Bilancio del X Municipio, Massimo De Simoni (Pd) -, di inclusione e di apertura alle nuove culture che sono e saranno sempre più presenti nelle nostre città e nei nostri quartieri».

«È un'iniziativa che con grande piacere abbiamo ritenuto di avviare – spiega il presidente del X Municipio, Sandro Medici – perché, nei limiti delle nostre competenze, sentiamo di dover aiutare il nostro paese a sanare una dolorosa ingiustizia civile e sociale, che continua a escludere dalla piena cittadinanza ragazze e ragazzi sostanzialmente italiani, ormai del tutto integrati con la nostra cultura; e tutto ciò – aggiunge – anche per opporci a una legislazione arretrata e dall'insopportabile sapore razzista«. «Con questa decisione della nostra giunta – spiega Maria Mazzei, assessore municipale alle politiche Sociali – il X Municipio continua nella sua battaglia per il rispetto di diritti civili finora negati: dopo il registro delle coppie di fatto, quello sul testamento biologico, ora vogliamo aprire questo nuovo capitolo sulla cittadinanza ai figli degli stranieri residenti a Roma».
4 marzo 2012
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