lunedì 25 ottobre 2021
Roma: la Festa dei popoli 2012 punta sull'ospitalità
di Gabriele Beltrami
Il tema della XXI edizione dell'evento di domenica 20 maggio, voluto dagli scalabriniani e "sposato" dalla diocesi, gioca sulla parola "ospite", comprendente sia chi viene accolto, sia chi accoglie
15 maggio 2012
Dietro alla celebrazione annuale per e con tutti i migranti cattolici presenti sul territorio romano, c'è un lungo cammino percorso e, come si percepisce facilmente, un’importanza pastorale ed ecclesiale delle comunità migranti nella Diocesi del Papa. Il suo carattere festoso e fortemente rappresentativo delle diverse comunità, presenti nella Chiesa e nella città di Roma,  rivelano come la Festa dei popoli, ormai pienamente maggiorenne, sia nata per unire e non per dividere, pur trattando un argomento fatto di criticità importanti.

Si tratta, infatti, dell’incontro di tutte le comunità immigrate della città di Roma, che si radunano in un giorno di festa, dalla mattina alla sera, per celebrare la propria fede, espressione intima ed inviolabile di ogni uomo, la propria cultura, bagaglio e ricchezza incalcolabile di ogni popolo, e la capacità di saper vivere tutto questo nella diversità.
Lo slogan per questo 2012 parla di ospitalità, prendendo spunto da un intervento fatto da mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, in una conferenza tenuta a Torino un paio di mesi fa, nell’ambito del ciclo di incontri «Lunedì del Santo Volto» organizzato dall’Arcidiocesi guidata da mons. Cesare Nosiglia.

«C’è una responsabilità specifica del cattolicesimo italiano – precisava allora il presule – nella sua capacità di mostrarsi forte nell’identità e grande nell’accoglienza. È un’illusione pensare che una maggiore chiusura salvaguardi meglio un’identità debole. È vero il contrario, e cioè che ogni identità dà la misura della sua forza quando è capace di incontrare e accogliere l’altro». Questo, da sempre, è lo spirito che ha animato la Congregazione Scalabriniana, attraverso alcuni suoi giovani missionari, ad “inventare” un’iniziativa come questa, ormai giunta alla XXI edizione.
In giornate festive come queste, sottolinea il responsabile dell'evento romano, lo scalabriniano p. Gaetano Saracino, «si può sperimentare l’espressione viva dei rapporti sani e costruttivi, di cui una città ed una Chiesa locale non possono fare a meno, l’espressione di una comunità che raccoglie genti da ogni parte del mondo e si sforza di trovare un posto per tutti. Inoltre è uno sguardo sul futuro, la condivisione del nuovo che avanza e lo stupore di chi vede una meta dove orientare il cammino nostro e quello dei nostri figli».
La Festa è, quindi, la realizzazione di un incontro obiettivo, perseguito e sempre perfettibile; approdo a meta da cui escono arricchite e migliori: le persone, il gruppo di appartenenza, la città. Per i credenti, sono opere realizzate dalla fede a servizio dell’unica famiglia umana; per tutti, credenti e non, sono opere imprescindibili per essere artefici responsabili della comunità in cui si vive.

Quest'anno sarà Mons. Guerino Di Tora, Vescovo Ausiliare per la Diocesi di Roma, già direttore della Caritas Diocesana e Presidente della Commissione Migrazioni della Conferenza Episcopale del Lazio a dare il benvenuto a tutti i rappresentanti delle 150 comunità etniche "romane",  presiedendo la Santa Messa delle ore 12 nella Basilica di San Giovanni in Laterano.
«Nel nostro paese - ha commentanto Mons. Di Tora - diventa sempre più necessaria la condivisione di alcuni principi base sull’immigrazione, a partire dalla presa d’atto che non è un fenomeno né di destra né di sinistra, bensì una realtà della nostra società, fatta di persone da rispettare come tutte nella loro dignità. È invece sbagliato inquadrare questo grande fenomeno sociale, specialmente a Roma, secondo una visione pregiudizialmente negativa: ciò fa torto al nostro passato di paese di emigrazione, al nostro presente che vede gli immigrati parte attiva nello sviluppo della città e anche al nostro futuro impraticabile senza il loro apporto».
15 maggio 2012
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