giovedì 15 aprile 2021
Centro Astalli: non siamo capaci di accogliere i rifugiati
di Gabriele Beltrami
Sono 21.000 i rifugiati arrivati in un anno. A fronte del calo di domande di asilo, i numeri delle persone che domandano accesso ai servizi, però, rimangono invariati
9 aprile 2013
Il documento presentato oggi, 9 aprile 2013, dall'associazione voluta dal Jesuit Refugee Service, si divide in sezioni corredate da statistiche e commenti che restituiscono un'immagine chiara degli effetti riscontrati, a seguito del lungo periodo di crisi economica, anche sulle fasce più deboli come quelle di rifugiati e richiedenti asilo. 

«È impressionante e triste come non riusciamo a pacificare il nostro mondo», esordisce p. Giovanni La Manna, presidente del Centro Astalli, prendendo la parola all'inizio dell'incontro. Egli ha elencato, quindi, le varie esperienze fallimentari di "aiuto" e di "missioni di pace" che tutti abbiamo sotto gli occhi, delineando, senza giri di parole, un "mondo ingiusto", che non si può tollerare e che è causa della fuga di tante migliaia di persone. «È sotto gli occhi di tutti lo scandalo dei centri di accoglienza per minori, dove c'è una forte presenza di non minori, segno di chi stanno facendo soldi sulla pelle dei richiedenti asilo e rifugiati», afferma con rammarico p. La Manna.
Bisogna, però, essere persone di speranza, ha aggiunto ancora il presidente del Centro, così come il Papa ha ricordato fin dall'inizio del pontificato, stando in prima persona con coloro che si intende servire. P. lL Manna ha poi raccontato un aneddoto circa una telefonata ricevuta proprio dal santo padre in seguito alla sua lettera, nella quale lo si invitava a visitare il Centro Astalli, e che ha lasciato inizialmente incredulo il presidente della Fondazione, ma che poi lo ha riempito di gioia vista la promessa ottenuta di un incontro con l'associazione.

Un anno di attività, un anno di incontri nel centro, che grazie ai 465 volontari ha fatto fronte alle richieste anche di chi era giunto ad una certa stabilità e autonomia, ma che ora si ritrova a tornare nel circuito dell'assistenza. Ad aggravare la situazione ci si mette anche la politica italiana che, di fatto ci rende «lontani dall'avere un sistema di accoglienza funzionale che garantisca a tutti i migranti forzati una risposta tempestiva e qualitativamente soddisfacente ai loro bisogni più immediati», commenta p. La Manna.
Accanto ad antiche emergenze, si fanno avanti nuovi fronti come la Siria, il Mali, il Sudan e Sud Sudan, la Repubblica Democratica del Congo e quella Centrafricana, dove i «sistemi di protezione appaiono sempre più fragili e incerti», sostiene p. La Manna nell'introduzione al Rapporto 2013.

Una risposta positiva, sottolineata da Berardino Guarino, direttore dei progetti del Centro Astalli, è quella della società civile, che ha risposto con una voce forte attraverso raccolte di firme o aprendo spazi di sensibilizzazione nell'ambito scolastico. Tutto ciò ha significato un coinvolgimento di oltre 13mila studenti in 12 città italiane.
Il rapporto è arricchito anche da contributi fotografici, curati da Shoot 4 Change, network fondato da Antonio Amendola nel 2009 assieme ad altri fotografi ed esperti nel campo della comunicazione visuale. Per il Rapporto 2013 il tema affrontato è quello dei ricongiungimenti familiari, narrato attraverso quattro inserti che hanno provato ad entrare nelle vite di quattro persone. La procedura del ricomporre i nuclei familiari, nello specifico, richiede una progettualità complessa, che tenga in conto il fattore economico come le esigenze specifiche di ognuno dei membri, e in particolare quando si parla di minori, che l'arte fotografica ha cercato delicatamente di tratteggiare.
9 aprile 2013
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