sabato 28 marzo 2020
Diario di viaggio: destinazione Mozambico. Zero
di Rita Dal Canto
Un viaggio di quindici giorni a Mafuiane, un villaggio del Mozambico, nel continente africano. Cronaca di una volontaria con il mal d'Africa

Zero- Un desiderio diventa realtà

Luglio. Esami appena finiti, un timido sole comincia a scaldarsi con il passare dei giorni, i ragazzini giù in cortile giocano a gavettoni.

Chi me lo fa fare di perdermi quest’atmosfera vacanziera? Un desiderio.

Ci sono desideri che si infilano nelle pieghe più profonde del cuore, a volte nascosti per anni, a volte puntigliosi come spine perenni tra i battiti più forti, non importa, arriva comunque un momento in cui è impossibile ignorarli. Come adesso.

Così quella puntina d’acciaio nelle vene, che alle elementari mi diceva “il mondo è grande, renditi utile”, quella puntina che si è affilata durante il liceo e che all’università è diventata una lama, smette di far male e diventa realtà.


Partire. Fuori, lontano. Sì, ma dove? La mia scelta cade sull’Africa. Per la precisione, è l’Africa che sceglie me. Siamo a maggio scorso. Già da parecchi mesi sentivo amici parlare della “Missao Sao Frumenzio”, una missione legata alla parrocchia di San Frumenzio di Roma. Parlo con Don Gianpiero, il parroco, per chiedere se ci fosse necessità di volontari in più per i mesi estivi.

Alla sua risposta affermativa, non me lo faccio ripetere due volte: ho deciso, parto. Destinazione Mafuiane, un villaggio vicino a Maputo, capitale del Mozambico. Quindici giorni per innamorarsi di un altro continente.

Si fa presto a dire “parto”. Non avevo infatti considerato un aspetto fondamentale, dopo il passaporto:  i vaccini internazionali.

Per andare in Africa occorre infatti fare una profilassi ben precisa in vista del viaggio, e va fatta almeno un mese prima di partire.

Perfettamente in tempo, penso. Via dei Frentani 6, Roma, ASL A, ufficio vaccinazioni internazionali.

La fifa è tanta: son sempre aghi… Mi faccio coraggio. Il medico mi chiede data, motivazione e luogo di destinazione per il mio viaggio. Spiego che non è un viaggio di piacere, ma di volontariato.

«Ma avrete contatti con gli abitanti del luogo? Bambini, nello specifico?». Rispondo di sì. «Bene, allora è necessario fare la profilassi completa. I bambini infatti si feriscono facilmente, toccano oggetti sporchi e, se sono malati di HIV, i rischi di contagio potrebbero essere molto alti». Fino a quel momento speravo di cavarmela con una, due punture al massimo, poi mi sono rassegnata, ma il desiderio di partire era talmente forte, che dovevo sopportare anche qualche pizzico in più.

Così il libretto giallo delle vaccinazioni internazionali si è riempito di strani termini come: vaccinazione antitetano-difterite-pertosse, vaccinazione antimeningococcica, vaccinazione anti epatite A, più vaccinazione antitifica orale. Oltre a ciò, il medico mi ha prescritto una profilassi contro la malaria, molto diffusa in quella zona, a base di Malarone, un farmaco che va preso prima, durante e dopo il soggiorno nelle aree interessate. Che scorpacciata di medicine!

Bene, primo passo fatto. Non mi resta che aspettare la data di partenza: 29 giugno. E quel giorno, con impaziente velocità, arriva. Ma questo è un altro giorno.

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