giovedì 20 febbraio 2020
Diario di viaggio: destinazione Mozambico. Cinque
di Rita Dal Canto
La "fetiseria" è una persone che si pensa porti sfortuna. E quindi la si emargina.

Stamattina la sveglia è stata meno traumatica.

Il risveglio è stato all'insegna della spiritualità: con Don Giampiero abbiamo deciso di leggere ogni mattina un passo del Vangelo, accompagnato da un capitolo di "Korogocho", libro di un missionario, Alex Zanardi, che ci aiuta a comprendere lo spirito di servizio nella missione. Molti aspetti della sua esperienza li ritroviamo anche qui a Maputo, sei "l'uomo bianco", quello che è venuto con i soldi e il macchinone, per capirci. Anche se in realtà hai cinque euro in tasca e una fiat panda del 1994.


Ci suddividiamo i lavori: i volontari "maschietti", uomini forzuti e non, si dedicheranno alla costruzione dell'impianto elettrico di Villa Glori, una struttura che stanno costruendo per poter dare ospitalità alle mamme con bambini portatrici di HIV. Noi "femminucce" invece andiamo al mercato più vicino a fare spesa. Appena arrivo al mercato ho l'amaro in bocca: non credevo che nel 2014, abituata a file al McDonalds e magazzini di frutta e verdura dei supermercati sempre stracolmi, esistesse ancora un piccolo mercato, dove la merce più abbondante è esposta in piatti di plastica impilati secondo il colore degli ortaggi e della frutta, prevalentemente papaya e banane, o aglio e cipolla. Il pane invece non è disponibile oggi, hanno finito le scorte.


Ne approfittiamo per fare un giro nel villaggio.

Le case sono fatte, per la maggior parte, di canne impilate nel bel mezzo della terra rossa. Alcune case sono in muratura, con antenna, radio, televisione, ed appartengono alle famiglie più facoltose di questa zona. Sono quelle più vicine al fiume, più vicine quindi alla possibilità di lavare i panni e poter fare scorta di acqua.


Mi avvicino incuriosita al fiume, dove trovo molte donne intente a lavare i panni, con il detersivo in polvere, strofinando le stoffe sulle pietre vicino alla riva. Intorno, tanti bambini piccoli e anche più grandicelli, ed ho la sensazione spiacevolissima che alcuni di questi dovrebbero essere a scuola, in questo momento... Mi chiedono a gesti di non stare lì ferma ed impalata a guardare, ma di aiutare se ne ho voglia, cosa che farei molto volentieri, se non avessi saputo in mattinata dal Don che l'acqua del fiume contiene un batterio, innocuo per i locali, ma molto irritante per noi occidentali. A malincuore allora continuo la passeggiata.


Arriviamo alla casa per anziani, un progetto realizzato sempre dalla Parrocchia San Frumenzio.

La guerra di indipendenza del Mozambico, iniziata nel 1964 e terminata nel 1975, ha lasciato un vuoto generazionale nella popolazione; a Mafuiane vi erano pertanto per lo più mamme giovani con bambini e anziani. Di questi ultimi, molti erano soli e abbandonati a se stessi ed andavano alla ricerca di cibo presso l'"escolinha", la scuola del villaggio. Per questo si decise di creare una struttura che potesse ospitare gli anziani e garantirgli cibo e assistenza giornaliera. Tra questi ospiti d'eccezione, c'è una signora anziana davvero particolare, che tutti conoscono qui: è chiamata "la Fetiseira".



Mi avvicino per salutarla, e lei mi fissa con uno sguardo intenso, che parla più di ogni gesto fisico, e le mani scarne e rugose disegnano assenti un cerchio sulla terra impolverata. Non è l'unica ad essere chiamata così in queste zone, mi spiegheranno in seguito. la Fetiseira è la "fattucchiera", quella che "porta sfiga", per dirla con termini a noi più simili.

Qui funziona in questo modo: se si ritiene che una persona porti sfortuna, o che abbia proprietà magiche ritenute negative per tutti, allora si emargina. L'allontanamento dalla casa familiare provoca vergogna ed ulteriore isolamento, ed una volta che questo tipo di persone rimangono sole, allora nessuno si prende in carica la loro solitudine. Così la signora "Fetiseira" è stata accolta dalla parrocchia, e per ora non sono successe terribili carestie o disgrazie tali da confermare questa superstizione. Del resto, se guardiamo sotto il nostro naso, chi lo dice che il gobbo o il becchino creino davvero catastrofi?



Per informazioni sul progetto missionario clicca qui.

Le puntate precedenti del diario di viaggio puoi trovarle qui:

Puntata zero http://www.young4young.com/news.php?id=1731

Puntata uno http://www.young4young.com/news.php?id=1744

Puntata due http://www.young4young.com/news.php?id=1751

Puntata tre http://www.young4young.com/news.php?id=1748

Puntata quattro http://www.young4young.com/news.php?id=1764


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