domenica 20 settembre 2020
Caffè. Le disavventure di un italiano in Nuova Zelanda
di Marta Donolo
La cultura del caffè e del cappuccino nell'emisfero Sud. Alias, come rovinare un buon pasto senza troppe remore

Una cultura “alla rovescia”. Quando si parla di caffè noi italiani sappiamo di cosa parliamo. Caffè corto, lungo, in tazza, freddo, macchiato, moka (e non il moccaccino..). Per non parlare del cappuccino e cornetto, abbinamento imprescindibile. Anche sul cioccolato abbiamo qualcosa da dire, soprattutto nelle regioni nordiche. Sul tè magari ne sanno di più gli inglesi o gli indiani, ma in ogni caso cerchiamo di tenerci aggiornati.

Eppure nella cultura anglosassone sembra che la cultura del caffè sia andata un po' più lontano. Prima cosa, il caffè del mattino si beve in un bicchiere di plastica di Starbucks, modello “brodaglia americana”, si porta in mano, si entra con il caffè in ufficio, rischiando in ogni momento di annaffiare documenti e colleghi, ma il concetto è simile al nostro espresso preso al banco in tutta fretta (per i meno fortunati che non hanno tempo per un cappuccino). E scordatevi i buonissimi cookies da abbinare al caffè del mattino. La mattina o porridge o uova fritte o cornflakes.  


Coffee break. A metà mattinata ci si incontra in una sala comune e si condivide il caffè solubile a disposizione, di media qualità, ma che ha comunque il suo valore aggiunto nella funzione sociale di aggregazione e confronto. È in quella sala, dove ognuno porta una “personal mug”, che si prendono decisioni, che si condividono informazioni. E peggio per chi è costretto ad usare le meno allegre “mugs to share” o tazze messe a disposizione per gli ospiti.


Ora di pranzo. Per innaffiare il menù si può optare per un bicchiere di vino, succo di frutta, acqua, coca cola... ma anche ordinare “Un cappuccino e una pizza”. Del caffè dopo pranzo non ne conoscono l'utilità. Aromatizzati al caramello o con vere e proprie caramelle decorative, a frappè (frappuccino), con perline di cioccolato, personalizzati a seconda della stagione (al ginger sotto natale, alla fragola per le vacanze estive), questi sono i caffè che accompagnano la pizza, il curry, l'humburger, qualsiasi cibo vogliate mangiare a pranzo.    


Il “latte”. La cosa più interessante avviene dopo le 6 pm, non dopo il tè delle 5, ma dopo cena. A quell'ora infatti molti si sono già messi a tavola e hanno finito verso le 7; ma non per un aperitivo. Si esce per andare a fare un dopo cena, per prendere una birra con gli amici.  Appena finito di mangiare contorno, secondo e primo (si, in quest'ordine) si può ordinare un “latte” (un solo caffè) o un “flat white” (doppio caffè) con un una bella fetta di torta di accompagnamento da circa 2000 calorie.


I brand specializzati hanno nomi evocativi, quali Caffè nero, Coffee Costa, Mc Cafè e il già citato Starbucks; sono multinazionali che malgrado il grande potere di attrattiva non sono in grado di offrirci qualcosa di più in termini di qualità, come ad esempio un Illy caffè. Forse è per questo motivo che in Italia ancora non sono presenti: il prodotto è mediocre e pensare di replicare un modello di produzione senza prestare attenzione al modello di consumo è come affidarsi alla globalizzazione senza avere una connessione Internet.

Non basta “aggiustare” il prodotto aggiungendo alla classica colazione i macarons in Francia e i muffin in Inghilterra.  Anche per il tè esistono una “tea culture” e brand molto simili a quelli diffusi per il caffè. Più vicina alla cultura asiatica che di fatto produce pregiati tè, l'esperienza del tè anche in questo caso si trasforma e si possono sperimentare bevande zuccherine con bolle di gelatina dai gusti più disparati. In conclusione, la prossima volta che entrate in una di queste caffetterie o teierie, fate attenzione a quello che ordinate, perchè questi locali sono in grado di vendere “iced coffee” molto invitanti ma anche ghiaccio agli eschimesi.

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