venerdì 30 luglio 2021
Welcome to Italy, l’integrazione raccontata in una web serie
di Ermanno Giuca
Una web serie ambientata al centro Baobab di Roma racconta l’interculturalità del nostro Paese tra vecchi e nuovi italiani. Sette ragazzi e una radio sfidano tutto e tutti per raccontare un’Italia diversa da quella del rifiuto
10 agosto 2015
Le conosciamo di tutti i tipi: comiche, poliziesche, fantascientifiche, storiche, romanzesche ecc. E se una web-serie parlasse anche di immigrati e integrazione? Se fossero loro, i "nuovi italiani", a raccontarci limiti e opportunità di vivere nel nostro Paese? E se, ribaltando i ruoli tradizionali, fosse un italiano a doversi integrare tra di loro? È la sfida lanciata da Welcome to Italy, la prima web serie italiana che racconta l’interculturalità del nostro Paese.

Milagros, Luba, Bashir, Jeffrey, Jamal e Assad: sei giovani provenienti da diverse parti del mondo a cui il Comune da in concessione Radio Baobab, un’emittente che vuole far dialogare vecchi e nuovi italiani. La stazione radio, però diventa anche un luogo di confidenze, di giochi, di amori che nascono, un esperimento di convivenza integrata. Nel frattempo si unisce a loro Giorgio, un ragazzo romano in stato di fermo a cui il giudice concede di scontare la pena tramite lavori sociali presso la struttura.  A rompere la quiete delle trasmissioni sarà un’azione speculativa di privati che vogliono chiudere la sede della radio per facilitare la costruzione di un parcheggio a pagamento. Ma tra petizioni, provocazioni e minacce, Radio Baobab farà di tutto per non interrompere le sue trasmissioni.

«L’idea ci è stata commissionata ad Aprile grazie ad un bando europeo che abbiamo vinto» ci racconta Terry Paternoster, regista della web serie. «In poco più di un mese l’abbiamo scritta e girata con l’obiettivo di trattare il tema dell’integrazione delle seconde generazioni. Tutto è nato come un grande sfida. E siamo molto contenti che i principali apprezzamenti li abbiamo ricevuti proprio dai “nuovi italiani” che abitano quotidianamente la capitale che si sono riconosciuti in queste storie. E’ una serie dedicata a loro che si sono sentiti accolti in un Paese che non può diventare quello del rifiuto».

La serie è stata girata al centro policulturale Baoab, negli ultimi mesi al centro delle cronache per il sovraffollamento di migranti in transito. «Abbiamo scelto sette ragazzi provenienti da sette parti del mondo differenti - continua la regista - dall’Argentina all’Iran, dall’Eritrea alla Palestina, dalle Filippine all’Ucraina. Fino ad arrivare al nostro Paese dove è un italiano a doversi integrare in un gruppo di “nuovi” italiani. Vogliamo raccontare la diversità come un bene prezioso e bello. Queste persone si sono incontrate in un posto che potremmo considerare metaforico: una radio, un posto che serve a dar voce a chi non riesce a farsi sentire o percepire dagli altri».

Le otto puntate di Welcome to Italy sono fruibili sul canale ufficiale della serie. Le prime stime della produzione e distribuzione parlano di un milione di visualizzazioni globali tra i diversi social network. «Quello che abbiamo voluto fare - dice Paternoster - è lanciare una riflessione affinché ognuno la rielabori nel proprio vissuto. È un punto di partenza, ci auguriamo che gli spettatori entrino in empatia con questi sette protagonisti». E quando, infine, chiediamo alla regista se, visto il successo riscosso, ci sarà una seconda serie lei ci risponde così: «spero di sì, ho già tutta la seconda serie dentro la mia testa. Tutto dipenderà dalle risorse che avremo a disposizione per realizzarla».




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