giovedì 9 luglio 2020
Cara Italia, non dimenticarti dei tuoi giovani
di Giorgio Marota
Il Rapporto dell'Istat sugli indicatori demografici fotografa un Paese che cresce sempre meno. Cala la popolazione, calano le nascite, aumenta il numero di chi se ne va
In Italia uscirà nelle sale il 23 marzo l'ultimo film di Giovanni Veronesi: "Non è un Paese per giovani". Le storie di Sandro e Luciano, i protagonisti della pellicola, sono quelle di migliaia di italiani che non credono più nel futuro, la cui unica alternativa è emigrare. Ironia della sorte, proprio oggi, l'Istat ha pubblicato il Rapporto sugli indicatori demografici e la sinfonia non cambia: l'Italia, per davvero, non è un Paese per giovani.

Continua inesorabile il processo di invecchiamento della popolazione italiana. Le nascite sono sempre di meno, tanto che siamo passati dai 486 mila neonati del 2015 ai 474 mila dell’anno che ci lasciamo alle spalle. Il saldo naturale (nascite meno decessi) registra nel 2016 un valore negativo (-134 mila) che rappresenta il secondo maggior calo di sempre dopo quello del 2015 (-162 mila). Ad incidere sulla diminuzione della popolazione (-86 mila italiani rispetto al 1 gennaio 2016) è anche un’emigrazione dai numeri sorprendenti. «Oggi l'Istat ci dice che 115 mila cittadini italiani l'anno scorso hanno deciso di trasferirsi in un Paese estero – ha scritto Enrico Mentana, direttore di La7, sulla sua pagina Facebook – cancellandosi dalle nostre liste anagrafiche. Il loro numero cresce del 12,6% rispetto al 2015 ed è quasi triplicato in sei anni». In questo dato difficilmente possono essere considerati quegli italiani che, da emigrati, ricevono la cittadinanza di un altro Paese senza però cancellarsi dalle liste italiane. Sì, spesso capita anche questo, perché una volta ottenuta l'autorizzazione a restare, da parte del Paese che ospita, la comunicazione all’Associazione italiana dei residenti all’estero avviene solo in un secondo momento e spesso in ritardo (nella migliore delle ipotesi), oppure non avviene proprio.

Secondo l’Istat, giusto per citare un esempio, sono poco più di 17mila le persone trasferitesi verso la Germania nel 2014, ma l’omologa agenzia tedesca ne ha contate oltre quattro volte di più. E allora chi ha ragione? Ci è possibile stabilire con certezza quanti connazionali effettivamente lascino ogni anno l'Italia, per un periodo più o meno lungo? Sono interrogativi aperti, di difficile risposta. «È un paese che sta lentamente appassendo» ha sentenziato Enrico Mentana, come commento ultimo al Rapporto Istat. Il giornalista ha lanciato un monito: «Care forze politiche, che volete fare?». Ci permettiamo di aggiungere - come testata da sempre sensibile alle tematiche che coinvolgono le nuove generazioni - un ulteriore appello: care forze politiche, lasciate da parte per un momento le lotte interne e i populismi, e fate sì che l’Italia si ricordi che un futuro ce l'ha. Ed è quello che solo i giovani possono rilanciare.
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