martedì 25 giugno 2019
Ai giovani serve ostinazione, anzi una "santa" ostinazione
di Mariaelena Iacovone e Andrea Santoni
Intervista alla professoressa Pina Del Core, preside della Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione Auxilium, a proposito del dibattito sui giovani

In prossimità del Sinodo dei Vescovi sul tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, l’Università Pontificia Salesiana e la Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione Auxilium hanno organizzato dal 20 al 23 settembre 2018 il congresso internazionale Giovani e Scelte di vita: prospettive educative.

All’apertura del Congresso tra i relatori che hanno salutato e accolto il pubblico c’erano anche Pina Del Core, preside della Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione Auxilium e docente di Discernimento e accompagnamento vocazionale.

La prospettiva metodologica assunta dal Congresso è quella dell’Instrumentum Laboris (un vero e proprio testo di riferimento che raccoglie le diverse chiavi di lettura del mondo giovanile). Da questo documento emergono diverse problematiche. Secondo lei qual è l’obiettivo più urgente che si pone questo Sinodo?

«L’obiettivo più urgente è cambiare lo sguardo della gente sui giovani, cioè ascoltare i giovani per cambiare lo sguardo su di loro. Uscire dalle visioni un po' pessimistiche, riduttive dei giovani significa capirli e coglierli nella loro realtà, che ha dei limiti, ma anche molte potenzialità».

 

Possiamo dire di essere immersi in quella che è stata definita anche in questo Congresso “la cultura dello scarto”. In un contesto come questo, cosa cercano realmente i giovani nella Chiesa?

«Vogliono essere riconosciuti. Ciò che a loro fa male è l’indifferenza, il fatto che non esistono e, invece, hanno bisogno di sentire che esistono e che hanno, quindi, qualcosa da dire e da dare. Allora se loro si emarginano da soli (quindi non è solo la società a isolarli), è perché sentono di non essere importanti per nessuno. Questa è la mia visione come educatrice, psicologa ed esperta di queste problematiche dell’educazione».

 

Lei che lavora a contatto con i giovani, che consigli si sente di dare ai ragazzi che si trovano ad affrontare le grandi sfide antropologiche e culturali come discriminazione, precariato lavorativo, povertà?

«Io dico sempre: “Non scoraggiatevi!”. La situazione adesso può sembrare nera, ma forse non è proprio così. Durante il convegno, ho apprezzato molto il concerto musicale dell’Accademia degli Ostinati. Ecco, io auguro un’ostinazione, una santa ostinazione, che vuol dire andare avanti, per quel poco che si può non fermarsi.

Certo, se avessero qualcuno che li sostiene e li accompagna, sarebbe certamente meglio. Però, consiglio comunque ai giovani di non scoraggiarsi e di tentare anche le piccole cose, pur di arrivare a degli obiettivi».

 

                                                    

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