giovedì 3 dicembre 2020
Quando i cervelli in fuga tornano in Italia
di Maria Grazia Tripi
I ricercatori italiani spesso sono costretti ad emigrare all’estero. Accade, però, anche il contrario. Ecco il caso di Laura Margheri, che rientra e porta il contributo di una nuova figura professionale

Capita pure che dall’estero i cervelli in fuga tornino in Italia. È il caso di Laura Margheri, ricercatrice di 36 anni, che dopo due anni di lavoro a Londra ha deciso di ritornare in patria e lavorare presso il Centro di Microbiorobotica dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT).

Laura Margheri è laureata in Ingegneria con una specializzazione in Robotica presso l’Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore di Sant’Anna.  Ai microfoni del tg1 andato in onda il 16 ottobre 2018 dice: «Sono felice di essere rientrata, la mia figura professionale è quella del post-doc project manager e il mio compito consiste nell'affiancare i ricercatori per quanto riguarda la scrittura di progetti, l'avvio di nuove collaborazioni e di partnership nazionali e interne».

 

Sì, quello che la ricercatrice porta in Italia è l’introduzione di una nuova figura professionale. Il mondo della ricerca ha bisogno di ingenti risorse finanziarie e allora è necessaria una figura competente che faccia parte a tutti gli effetti del gruppo dei ricercatori. Solo la conoscenza, infatti, permette di comprendere a fondo le attività svolte e così metterle in connessione con le opportunità di finanziamento.

È una figura di interfaccia tra la genialità della ricerca e il mercato. Insomma, opportunità di finanziamento, ma anche scoperte utili per l’umanità. Insieme alla direttrice del Centro di Microbiorobotica, Barbara Mazzolai, stanno lavorando a un robot pianta ispirato ai movimenti e alle capacità percettive delle radici naturali delle piante. Le applicazioni future vanno dal campo dell’agricoltura a quello medico.

 

È una storia a lieto fine di una delle tante eccellenze italiane. C’è da chiedersi tuttavia se questa è una felice tendenza o un effetto della Brexit. Un sondaggio dell’ambasciata italiana a Londra conferma che l’82% dei 5.755 italiani del mondo accademico britannico vuole cambiare Paese e uno su tre pensa di rientrare a casa.

Questo è quanto riportato in un articolo di Repubblica del giugno 2017. Clicca sul link per approfondire: "Dopo Brexit preferiamo tornare". La contro-fuga dei cervelli italiani.

Purtroppo i dati non sono confortanti, come conferma il “Rapporto italiani nel mondo” della Fondazione Migrantes presentato il 24 ottobre 2018. Per conoscere i dati clicca qui.

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