giovedì 15 aprile 2021
Quando i cervelli in fuga tornano in Italia
di Maria Grazia Tripi
I ricercatori italiani spesso sono costretti ad emigrare all’estero. Accade, però, anche il contrario. Ecco il caso di Laura Margheri, che rientra e porta il contributo di una nuova figura professionale
29 ottobre 2018

Capita pure che dall’estero i cervelli in fuga tornino in Italia. È il caso di Laura Margheri, ricercatrice di 36 anni, che dopo due anni di lavoro a Londra ha deciso di ritornare in patria e lavorare presso il Centro di Microbiorobotica dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT).

Laura Margheri è laureata in Ingegneria con una specializzazione in Robotica presso l’Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore di Sant’Anna.  Ai microfoni del tg1 andato in onda il 16 ottobre 2018 dice: «Sono felice di essere rientrata, la mia figura professionale è quella del post-doc project manager e il mio compito consiste nell'affiancare i ricercatori per quanto riguarda la scrittura di progetti, l'avvio di nuove collaborazioni e di partnership nazionali e interne».

 

Sì, quello che la ricercatrice porta in Italia è l’introduzione di una nuova figura professionale. Il mondo della ricerca ha bisogno di ingenti risorse finanziarie e allora è necessaria una figura competente che faccia parte a tutti gli effetti del gruppo dei ricercatori. Solo la conoscenza, infatti, permette di comprendere a fondo le attività svolte e così metterle in connessione con le opportunità di finanziamento.

È una figura di interfaccia tra la genialità della ricerca e il mercato. Insomma, opportunità di finanziamento, ma anche scoperte utili per l’umanità. Insieme alla direttrice del Centro di Microbiorobotica, Barbara Mazzolai, stanno lavorando a un robot pianta ispirato ai movimenti e alle capacità percettive delle radici naturali delle piante. Le applicazioni future vanno dal campo dell’agricoltura a quello medico.

 

È una storia a lieto fine di una delle tante eccellenze italiane. C’è da chiedersi tuttavia se questa è una felice tendenza o un effetto della Brexit. Un sondaggio dell’ambasciata italiana a Londra conferma che l’82% dei 5.755 italiani del mondo accademico britannico vuole cambiare Paese e uno su tre pensa di rientrare a casa.

Questo è quanto riportato in un articolo di Repubblica del giugno 2017. Clicca sul link per approfondire: "Dopo Brexit preferiamo tornare". La contro-fuga dei cervelli italiani.

Purtroppo i dati non sono confortanti, come conferma il “Rapporto italiani nel mondo” della Fondazione Migrantes presentato il 24 ottobre 2018. Per conoscere i dati clicca qui.

29 ottobre 2018
AREA-
Il viaggio di Beatrice: «Sono libera come l’oceano che mi ha ospitata 4 anni fa»
di Ludovica Salerni
Il 5 luglio 2017 Beatrice Berardi si trova all’aeroporto Fiumicino di Roma; sta partendo per un viaggio che durerà 6 mesi. Ad aspettarla: l’Australia, il posto che l’avrebbe cambiata per sempre
12 apr 2021
Dall’Italia all’India: comunicare con l’estero ai tempi della pandemia
di Matilde DI VEROLI
Da ormai un anno molti italiani lavorano in smart-working. Cosa significa, però, per chi lavora con l'estero comunicare tutti i giorni secondo queste modalità?
1 apr 2021
Studenti stranieri a Londra ridotti alla fame
di Paolo Rosi
Nell’East London, con la pandemia, la situazione è peggiorata da qualche mese: i banchi alimentari sono affollati da migliaia di persone che non hanno diritto ai sussidi governativi
25 mar 2021
La
di Sara Michielin
Dopo la parziale riapertura Venezia si risveglia, tra cautele prese per evitare i contagi, sparuti turisti pomeridiani e serate movimentate. Ecco il racconto di una giornata passata in laguna ai tempi del Covid-19.
3 giu 2020
Nella solitudine di Piazza San Pietro, ritroviamo l'importanza del prenderci cura degli altri
di Celine Rajendran Thimena
Con il Covid-19 il distanziamento sociale è diventato una norma sociale. Tutte queste precauzioni sono per curare la vita di tutti
2 giu 2020