sabato 31 ottobre 2020
L’Università Salesiana ai tempi del Coronavirus
di Elisa Zuppante
La didattica a distanza permette di continuare a studiare, ma richiedere responsabilità. E si sente la mancanza dei rapporti umani

«Una distanza che ci tiene uniti… con “testa cuore e mani” insieme ce la faremo».

Così Don Mauro Mantovani, Rettore dell’Università Pontificia Salesiana, situata nel quartiere Nuovo Salario di Roma, il 20 Marzo ha pubblicato questa lettera di speranza a tutto il personale, professori e studenti dell’Ateneo, incoraggiandoli a sfruttare, nel migliore dei modi, il tempo che in questo periodo ci costringe a rimanere a casa, invitando così i Decani e docenti delle facoltà a garantire la didattica a distanza. Quindi anche l’Università Pontificia Salesiana accoglie le disposizioni della Presidenza del Consiglio.

Il 9 Marzo è entrato in vigore il decreto legge per contenere e contrastare la diffusione del COVID-19, tra i vari punti è stata annunciata la sospensione dell’attività didattica delle scuole di ogni grado e Università in tutta Italia fino al 3 Aprile, tuttavia si attende una proroga di tale decreto.

 

LA DIDATTICA A DISTANZA. L’Università Pontificia Salesiana si è adeguata alle nuove disposizioni consentendo lo svolgimento di una didattica a distanza nelle modalità decise dai singoli professori.

Una delle facoltà dell’UPS è quella di Comunicazione Sociale e qui la maggior parte dei professori preferisce svolgere le lezioni tramite videochiamate con tutti gli alunni del corso, tramite la piattaforma Zoom. Per i docenti che hanno problemi di connessione nella propria casa si preferisce registrare le lezioni e inviarle agli alunni in un secondo momento.

La piattaforma GECO, Gestione Corsi UPS, in cui è possibile caricare materiali da mettere a disposizione di studenti oppure caricare dei test da far svolgere agli alunni, è attualmente molto utilizzata.

Sicuramente Zoom è la modalità che più si avvicina alle lezioni svolte in classe, infatti tramite questa piattaforma è possibile vedere il professore e i relativi compagni di corso con la webcam e si può intervenire tramite l’accensione di un microfono. Tuttavia la piattaforma, anche se si avvicina alle classiche lezioni, non sarà mai equiparata a queste, e ci si rende conto come il contatto diretto tra le persone, che molte volte diamo per scontato, così scontato non è.

 

GLI STUDENTI. Sara Michielin e Gianluigi Marsibilio, studenti di Comunicazione Sociale hanno espresso la loro opinione riguardo la didattica a distanza. Gianluigi definisce la didattica online una sfida perché ritiene che per gli studenti sia più difficile avere la concentrazione e avere un ritmo nel seguire le lezioni in un contesto non universitario, quindi c’è bisogno che ognuno trovi un equilibrio e una propria organizzazione tra il seguire le lezioni, svolgere attività e studiare.

Sara, nonostante si trovi bene nel seguire la didattica online, sente molto la mancanza del contatto diretto con professori e compagni di corso e afferma che, soprattutto con i professori, durante le lezioni sulla piattaforma Zoom, è complicato interagire con loro, causa problemi di connessione internet e molte volte si presenta il problema di sovrapposizione di voci di più studenti.

In questa emergenza causa Coronavirus è richiesta una maggiore partecipazione e attenzione da parte di tutti i componenti di ogni facoltà e l’obbligatorietà da parte dei docenti e studenti della didattica a distanza, ciò è quanto emerge anche dal Consiglio di Università svoltosi in videoconferenza mercoledì 25 marzo, inoltre si chiede ai docenti di verificare la partecipazione attiva degli studenti per far sì che possano essere ammessi agli esami.

 

LA RESPONSABILITÀ. Il primo a far sentire la sua vicinanza è il Rettore dell’Università, Don Mauro Mantovani, che oltre ad esprimersi sul proseguimento della didattica, non manca a far riflettere tutti su ciò che sta succedendo in Italia, ma ormai in tutto il mondo; infatti nella lettera pubblicata nel sito ufficiale dell’ Ateneo scrive: «In questi giorni di pandemia ci sentiamo profondamente solidali con tutti coloro che stanno soffrendo e con coloro che stanno operando in tanti modi per il bene comune e il contenimento del contagio. Ognuno di noi è chiamato a fare la sua parte con grande senso di responsabilità, sia evangelico e sia civico.»

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