venerdì 30 luglio 2021
Il viaggio di Beatrice: «Sono libera come l’oceano che mi ha ospitata 4 anni fa»
di Ludovica Salerni
Il 5 luglio 2017 Beatrice Berardi si trova all’aeroporto Fiumicino di Roma; sta partendo per un viaggio che durerà 6 mesi. Ad aspettarla: l’Australia, il posto che l’avrebbe cambiata per sempre
12 aprile 2021

«Stavo partendo per 6 mesi: 6 mesi sono tanti, ti cambiano la vita e io non lo sapevo. Mi sono resa conto a cosa stavo andando incontro solo nel momento in cui, dalle vetrate dell’aeroporto, ho intravisto la partenza di un aereo e ho pensato “cavolo, tra poco ci sarò io lassù”». Dopo qualche ora, decollò anche il suo aereo lasciando un’Italia colma di pregiudizi che, senza accorgersene, Beatrice portò con sé fino all’altra parte del mondo, in Sunshine Coast, Australia.

L’Australia le sembrò da subito meravigliosa e immediatamente colse una sensazione di libertà, che mai aveva provato prima. Il suono dell’oceano era fortissimo, tanto che si sentiva anche da lontano, le stelle erano luminosissime quasi che di notte sembrava giorno. Beatrice lo capì subito, che quella realtà era diversa da ogni cosa che lei aveva conosciuto, ma non riusciva a comprenderla fino in fondo: «lo colsi immediatamente, la sentivo sulla pelle quella sensazione di libertà, però non la riuscivo a rendere mia. Mi sentivo uno spettatore di una realtà bellissima, fatta su misura per me ed io invece di salire sul palco rimanevo sotto ad applaudire». A trattenere Beatrice dal passaggio da spettatrice ad attrice furono quelle radici di cui era sempre andata fiera: le radici italiane, che, per tutta la sua vita, le avevano dato un senso di appartenenza talmente forte che, pur ritrovatasi di fronte ad una nuova realtà, le impedivano di staccarsi dalla sua, ormai a sedicimila chilometri di distanza.

 

Beatrice si portava dall’Italia il rispetto per le tradizioni, l’amore per il cibo, per l’arte, per la cultura e per la moda; pensava che per andare in determinati posti bisognasse vestirsi e comportarsi in un determinato modo, che mangiare certi cibi era vergognoso e non sapere certe cose, ancora peggio: «ero molto altezzosa inizialmente, mi sentivo superiore… come se avessi molto da insegnare. Ero giudicante e certe cose non le riuscivo proprio a concepire» spiega Beatrice.

Poi un  giorno stava in spiaggia con degli amici e per l’ora di pranzo uno di loro si era comprato una pizza: «ne vuoi un pezzo?» le aveva chiesto e lei disgustata gli aveva risposto di no: «mi ricordo di aver provato ribrezzo nel vedere la pizza ricoperta di salsa barbecue e ananas e gli dissi che era un pazzo a mangiare una cosa del genere, poi questo mio amico mi chiese “ma l’hai mai assaggiata?” e sono rimasta sconvolta perché la risposta era no, non l’avevo mai assaggiata e la stavo criticando, senza conoscerla e non aveva senso. Fa ridere ma è stata la mia Epifania, assaggiare quel pezzo di pizza mi ha cambiato la vita perché era davvero buona e io in quel momento mi sono resa conto di non voler perdere mai più niente, nemmeno la più piccola delle cose, come un bel morso ad una pizza». Beatrice in quel momento si era resa conto che le tradizioni sono belle se ti arricchiscono e che la diversità è la grande ricchezza di questo mondo: siamo nati per sperimentare e sperimentarci e lei non avrebbe sprecato un secondo di più.

 

Ha iniziato tagliandosi i capelli, perché facendo surf tutte le mattine gli si sarebbero asciugati più facilmente, per poi cominciare a camminare scalza per sentire la forza della terra e a meditare al tramonto sulla spiaggia deserta. I bei vestiti non le interessavano più e spesso andava in giro con solo addosso un costume e una camicia hawaiiana, ma il suo indumento preferito erano le gonne lunghe fino ai piedi che svolazzavano grazie al vento quando la sera faceva più fresco. Cantava quando camminava per strada anche se era stonata e correva a ballare sotto la pioggia con le sue amiche ogni volta che il meteo dava l’allarme per il temporale.

 

«Mi viene da piangere se penso a chi fossi e a chi sono diventata. Per la prima volta nella mia vita non mi sono sentita giudicata e di conseguenza non ho sentito la necessità di giudicare. Ero eternamente libera dagli altri e soprattutto da me stessa, mi sono riscoperta e ho capito chi fossi e chi volessi essere. Questo mi è però costato tantissimi amici una volta tornata in Italia. Ero cambiata troppo e questo mi ha fatto perdere persone che pensavo sarebbero state sempre parte della mia vita; se ci ripenso non è stata propriamente una perdita ma più una fase del mio percorso per poter essere pienamente me stessa. La mia forza è stata riuscire a mantenere quella mentalità anche una volta tornata in Italia, che non è scontato, e mi darò questo merito per sempre».

Sono passati quasi quattro anni da quel viaggio e Beatrice ancora oggi ha i capelli corti, le gonne lunghe le mette ancora e se può cammina scalza, quando ne ha voglia ordina la pizza con l’ananas anche se il cameriere la guarda male ed è libera come l’oceano che l’ha ospitata quattro anni fa.

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